, Alla cortese attenzione di Buongiorno, mi chiamo , , vivo , che fa parte della circoscrizione in cui Lei è candidato. Vorrei sottoporLe un problema che ritengo della massima importanza, in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Si tratta della direttiva che introduce la "brevettabilita' del software". Come Lei sa, fino ad oggi la brevettazione del software "in quanto tale" è di fatto illegale, stante l'attuale regolamento dell'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO). Ciononostante, l'EPO ha concesso numerosi brevetti sul software "in quanto tale", contravvenendo alla lettera e allo spirito del proprio regolamento. Il cosiddetto "rapporto McCarthy", ovvero la proposta di Direttiva europea che avrebbe introdotto la possibilità di brevettare il software, è stato emendato nei suoi punti chiave dopo una prima lettura da parte del Parlamento Europeo. Gli emendamenti introdotti hanno modificato la direttiva in modo tale da mantenere la non brevettabilità del software. Tutto ciò è avvenuto grazie ad un'intensa mobilitazione di tutti i cittadini europei - studiosi, scienziati, ingegneri, imprenditori, ma anche persone "comuni" che hanno percepito il pericolo insito nell'introduzione della brevettabilità del software - e grazie alla sensibilità di una larga parte dei Parlamentari Europei, che hanno recepito le istanze provenienti dalla società civile, concretizzando in tal modo il basilare principio democratico della rappresentatività. Tuttavia, il Consiglio Competitività ha stravolto il voto democratico del Parlamento Europeo, proponendo un testo persino peggiore, per l'economia e la democrazia dell'Europa intera, della originaria proposta di direttiva. Mi rendo conto che la materia in oggetto è specialistica; tuttavia, gli effetti delle scelte in questo ambito influenzeranno pesantemente - a mio parere negativamente - la vita di tutti i cittadini europei. Cercherò di sintetizzerare come meglio posso il problema. Il software - altresì noto come "programma per elaboratore" - e' un bene immateriale frutto del pensiero di una o più persone. Benche' faccia funzionare gli oggetti più svariati, dai computer alle lavatrici, non è di fatto un oggetto tangibile, e per questo e' stato sempre equiparato a un'opera letteraria, o ad una sinfonia. Ogni programma per elaboratore si basa, spesso senza la consapevolezza di chi lo crea, su centinaia, o migliaia, di idee precedenti assimilate nel corso della vita del singolo programmatore. Il "software" non è altro che una sequenza di istruzioni atte a svolgere (o a far svolgere ad una macchina, sebbene questo non sia concettualmente necessario) una determinata funzione. E` patrimonio della comunità scientifica che un "programma per elaboratore" è logicamente equiparabile ad una formula matematica - sebbene a volte di notevolissima complessità. A chi potrebbe venire in mente di brevettare una formula matematica? Eppure negli Stati Uniti, ove i brevetti sul software sono ammessi, sono stati concessi brevetti su "programmi per elaboratore" talmente semplici da poter essere equiparati al teorema di Pitagora. In che condizioni ci troveremmo se Pitagora avesse brevettato il suo brevetto, potendone impedire a proprio piacimento l'utilizzo? Ogni studente non potra' mai pubblicare il proprio lavoro perche' non potra' permettersi di pagare l'uso di molti brevetti, che il piu' delle volte coprono idee ovvie, al limite del ridicolo. La quasi totalità dei brevetti sul software sono già nelle mani di grandi imprese statunitensi e giapponesi. Data la natura immateriale del software e la conseguente genericità nel definire il campo di applicazione di un relativo brevetto, l'Europa rischia di mettere nelle mani di imprese straniere la propria economia - che non da oggi, come Lei concorderà, è basata in maniera rilevante proprio sul software. Chi si potrà permettere di pagare i diritti di sfruttamento al detentore del brevetto su un programma per elaboratore? E` più che plausibile pensare che la ricerca scientifica, tutte le piccole e medie imprese italiane ed europee, ed anche le grandi realtà imprenditoriali subiranno fortissimi danni. Quale futuro ci stiamo garantendo in questo modo? Non sono il solo a pensarla cosi'. Oltre 300 mila persone hanno firmato una petizione contro l'approvazione dei brevetti sul software; decine di economisti di tutta Europa hanno condotto uno studio sulle nefaste conseguenze, e due milioni (sì, il numero è corretto) di piccole e medie imprese hanno firmato un appello al Parlamento Europeo affinché quest'ultimo impedisse con tutte le sue forze l'introduzione dei brevetti sul software. [NOTA: per il paragrafo precedente occorre mettere i link relativi] Anche i parlamentari italiani, in occasione della prima lettura della direttiva sui brevetti software, hanno presentato un appello volto a scongiurarne l'introduzione, superando le divergenze politiche. Hanno firmato infatti dall'on. Buontempo di AN all'on. Folena dei DS. Per tutti i motivi che Le ho espresso, la Sua posizione su questo tema è una discriminante fondamentale per decidere a chi andrà il mio voto, oltre che un fattore determinante nel consigliare chiunque volesse la mia opinione in tal senso. La ringrazio per la Sua attenzione. Confido nella sua lungimiranza nell'appoggiare una posizione che è oramai senso comune per tutti coloro che hanno esaminato la questione con onestà intellettuale ed esperienza diretta. Cordiali saluti, .